Grani antichi: si è chiuso un cerchio

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E si chiude il cerchio… la mia più grande gioia!

Uno dei problemi più grandi in cui versa il settore primario, nel campo di cereali, leguminose e proteoleoginose, è il prezzo che viene riconosciuto agli agricoltori.

L’agricoltore non ha voce in capitolo: coltiva, consegna ad un centro di ritiro di cui spesso è socio e gli viene liquidato un prezzo che fa riferimento alle quotazioni della borsa merci del luogo più prossimo. I meccanismi che regolano queste quotazioni sono sempre più slegati dalle logiche dei costi effettivi di produzione, della domanda e dell’offerta, o della qualità organolettica: subiscono invece comportamenti speculativi spesso posti di in essere da attori completamente estranei al settore.

Una gravissima perdita per l’umanità

Così le campagne si sono spopolate di giovani ed i vecchi senza nessuna prospettiva di continuità hanno ceduto le conquiste, le fatiche di una vita a portatori di interessi economici e piani regolatori.

Il 30% dei terreni coltivati sono stati cementificati: si è perso tanto, troppo cibo, terreno che filtra l’acqua, specie animali, piante che mitigano le temperature e rendono più respirabile l’aria che tutti respiriamo. Questo insieme di cose è una gravissima perdita sociale, dell’umanità.

Ed io di cosa gioisco?

E’ nata una collaborazione con una giovane, meravigliosa ragazza; Irene del forno di comunità Da Madre Ignota.
Irene condivide con me le necessità di un produrre buono non solo per le nostre aziende ma per il luogo in cui viviamo.
Io produco i Grani che sempre si sono prodotti, quelli che ora chiamano Antichi. Irene li lavora con la pazienza, l’amore, l’arte del cibo che nutre. La Comunità si sostiene con un pane delicato e forte al contempo.

In questo percorso di grani antichi si attivano tanti attori:

  • L’università, la ricerca, per tutto ciò che concerne i grani antichi, le sementi e la continua formazione;
  • Le aziende agricole nella produzione del grano;
  • I contoterzisti nelle lavorazioni e nelle trebbie;
  • I mugnai nella macina dei grani;
  • I trasformatori (in questo caso Irene);
  • I meccanici nelle manutenzioni dei mezzi, i costruttori dei mezzi (agricoli, il forno, i locali), i trasportatori;
  • Tutte le attività connesse, fiscali, enti di controllo e certificazione, le assicurazioni, le utenze, etc.

Una fonte di ricchezza per la comunità

Tutto questo si attiva sul territorio e per il territorio è una enorme fonte di ricchezza; è la sicurezza di un cibo sano ed un posto di lavoro sicuro, etico per le generazioni a venire.

Si è chiuso il cerchio dove tutti i partecipanti si riconoscono e si rispettano ed il valore del cibo non è mai troppo alto, perché l’eventuale prezzo di paragone alimenta principi e società ben diversi.

Carla Zanarini

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